Difficoltà dei Ragazzi a Costruire delle Relazioni nel Mondo Esterno

Una volta finalizzato il mio progetto volontario europeo (SVE) con la diaconia valdese nel centro Emily Gould di Firenze, ho scoperto le difficoltà che hanno i ragazzi adolescenti dentro d’un centro residenziale. Sono ormai conosciute queste situazioni nel periodo dell’adolescenza per il cui tutti passiamo permettendo l’acquisto delle abilità con le quali ci svolgeremo nel futuro. Ed è veramente complicato quando un’ adolescente che sperimenta questo inserimento in comunità deve cominciare a stabilire rapporti con altri ragazzi/e fuori del centro. Le scuole offrono la soluzione più diretta al permettere avere un numero d’ore più amplio per creare questi rapporti non succedendo lo stesso con i vicini, per esempio.

Oltre a questo si trovano le difficoltà proprie di ogni ragazzo/a. Aspetti a livelli fisici o psicologici che fanno difficile relazionarsi con gli altri, giacché alcuni diventano dipendenti di questi servizi, al meno durante il loro periodo di convivenza in comunità. Anche l’idea sull’opinione che possono avere gli altri confronto alla loro situazione è uno dei principali fattori che fanno ai ragazzi perdere le voglie di stabilire contatti col mondo sterno, avendo preferenza per rimanere in comunità con gli altri che hanno qualche similitudine con la loro situazione.

Si tanto è importante lavorare nel aspetto familiare diventa anche di speziale rilevanza farlo con i rapporti tra gli uguali, cioè da ragazzo/a a ragazzo/a. Un giorno saranno fuori del centro residenziale e ognuno prenderà anche la sua propria strada. Favorire l’acquisto delle abilità sociali diviene principale per poter sviluppare un’intervento adeguato alle necessità degli utenti di questi tipi di centri.

L’importanza di questi aspetti si trovano nella situazione futura. Quando i ragazzi centrano tutti i suoi rapporti con gli altri ragazzi che si trovano in comunità perderà tutti i contatti con quelli che sono fuori, perciò nel futuro potrà vedersi perso senza una struttura che lo aiuta a stabilire quelli rapporti d’amicizia, quella rete di appoggio che favorisca il loro percorso.

David Martín.

Strano Ritorno E Ringraziamenti

È veramente strano quando si torna a Firenze restando solo due giorni per finire il progetto volontario e sentire agli altri volontari che non hanno voglia di finirlo. Neanch’io avevo le voglie di finirlo, però era distinto, gli altri partivano per tornare alle loro case, ai loro paesi, io invece tornavo a Firenze per finire il mio progetto e cominciare a lavorare, perché ormai Firenze è diventata la città nella cui abito. Fin dall’inizio era strano tornare a Malaga come un turista in più che fa una visita agli amici, che va a fare le vacanze. Tanti altri mi dicono che hanno una gelosia per me perché io posso restare, ed io sono felicissimo di che sia questo quello che ho, poter rimanere e cominciare a lavorare con i ragazzi e con i colleghi su di cui ho imparato tanto.

Su di questo è quello che avevo pensato scrivere prima di partire per Malaga a fare le vacanze. Invece è cambiato giacché ho avuto una delle feste più belle ed emozionanti che mi hanno mai fatta. Si era organizzata una cena con tutti i ragazzi della comunità e gli operatori, dove dopo cena alcuni ragazzi avevano preparato un discorso nel cui mi ringraziavano per tutto quello che ho fatto per loro e per tutto il tempo dedicato della mia vita a loro. Tutto fantastico, una cena meravigliosa, anche mi hanno fatto dei regali. Sono stati dei giorni felicissimi grazie a tutti i ragazzi e colleghi che mi dimostravano l’importante che sono stato per loro, l’aiuto efficace che sono riuscito a dare.

Comunque faccio un’altra fermata su uno degli aspetti che hanno avuto più importanza per me in tutto quest’anno. Un successo accaduto fra uno dei ragazzi molto speciale ed io. Mai mi ricorderò di quella giornata in cui avevamo discusso perché si era agitato e la situazione era diventata proprio un caos. Parole e fatti che mi avevano fatto pensare dopo il lavoro, mi avevano fatto diventare triste per l’accaduto. Un’esperienza la quale è stata con la che ho imparato di più. Ma tutto soluzionato con una lettera finale nella cui mi chiedeva delle scuse, nella cui dimostrava che si era veramente pentito di far tutto quel casino. Mai avrei pensato che lui mi avessi scritto quella lettera, comunque il rapporto da parecchio tempo si era ristabilito come all’inizio. Solo posso ringraziarlo e dirgli quest’anno Spagna-Albania, vedremo la partita insieme.

Dare anche le grazie a tutti gli altri operatori, tanto del gould come della cooperativa, che hanno fatto tanto per aiutarmi a migliorare e con i quali si sono stabiliti i rapporti di amicizia. Senza di loro il mio anno di volontariato sarebbe stato molto diverso.

“Siamo forti e ci vogliamo bene. E siamo semplici, e tutto è naturale in noi… Vogliamo essere forti spiritualmente, e semplici e sani e volerci bene così, perché ci vogliamo bene e questa è la più bella e più grande e più forte ragione del mondo.”  (Antonio Gramsci).

“E se vale la pena rischiare, io mi gioco anche l’ultimo frammento di cuore”. (Ernesto “Che” Guevara de la Serna)

David Martín.

Attività D’Estate

L’altro giorno ho dovuto organizzare delle attività per tutti i ragazzi del centro compresse dentro delle comunità “Arco”, “Colonna” e “Centro Diurno”. Attendendo all’onda di caldo vissuta a Firenze nelle ultime settimane ho pensato di fare tale attività al più rifrescanti possibile. Ciò mi ha fatto pensare sui palloncini d’acqua, ma non bastava una guerra con loro, per quello ho pensato in diversi giochi modificandoli per introdurre i palloncini. Ne avevamo comprato due centinaia… sembrava proprio una festa di colori.

Il primo gioco fatto è stato “La Bomba”. Questo gioco consisteva in lanciare tre palloncini d’acqua all’aria, se ne dicevano altri tanti nomi e se riuscivano a prendere i palloncini senza farli scoppiare avevao l’opportunità di tirarglielo a chi loro decidessero. All’inizio i ragazzi non hanno capito bene il gioco e cominciavano a tirare i palloncini ai piedi degli altri, fin quando hanno capito che faceva molto caldo e sarebbe stato meglio buttarglieli adosso.

Il secondo gioco è stato “Ninja” (Gioco stella del seminario a Firenze a Frebbraio). Però al posto di colpire le mani degli altri dovevano far scoppiare il palloncino che gli altri ne avevano in mano. Come solitamente ci sono state tantissime botte in faccia (motivi per i qualli i ragazzi ridevano di più fin quando era il turno di quello che si trovava accanto). Alla fine del gioco il numero di feriti è stato zero… (Fortuna). Oltre a tutto volevano continuare a giocare.

Il terzo gioco è stato la “Palla Velenata”. Un’altra volta la palla è stata sostituita da un palloncino. È stato veramente un bel cambio giacchè tanti ragazzi sono riusciti a prendere il palloncino senza che questo scoppiasse. Bello quando uno ne ha scoppiato in faccia d’un ragazzo sconcentrato. Mai avevo visto ai ragazzi reagire così bravi dopo che qualcuno lo colpisce o gli fa qualche scherzo, era diventata la giornata delle rise.

Per quarto e ultimo gioco si è fatto il “Pallavolo”, un punto per quelli che riescano a far cadere la palla nel campo dell’altra squadra, due per quelli che avendo lanciata la palla all’altra squadra è scoppiata nelle mani degli altri. Siccome un educatore ed io ci siamo messi d’accordo questo gioco è stato impossibile finirlo. Avevamo visto che il risultato era molto differenziato fra le due squadre e per evitare conflitti abbiamo cominciato a tirare tutti i palloncini restanti (più meno 50-60) finendo con una guerra che mai avevamo dover cominciato… I ragazzi, furbi come adolescenti, hanno presso il coso dove si metteno gli abbigliamenti della lavatrice, l’hanno riempito d’acqua e senza accorgerci ce l’hanno buttato adosso delle nostre spalle (simpatici questi ragazzi).

Sono state poche volte nella mia vita un cui ho organizzato delle attività del genere con adolescenti, però ho visto che è una cosa che mi piace davvero, qualcosa che sono disponibile per continuare ad organizzare. In tanto in questi ultimi giorni del mio progetto ci sarà la mia vendetta contro di quelli che mi hanno buttato tutta l’acqua addosso.

David Martín.

Senza Più Seminari

Strana la sensazione di non avere più seminari. Prima si ricordavano con grande allegria i viaggi per andarci e poter trovare a tutti quei altri volontari conosciuti lungo tutto quest’anno. Nel mio percorso sono stati 5 seminari, e tutti tranne uno sono stati meravigliosi. Purtroppo non ci sono più come volontario, ma spero che qualche giorno tornerò a fare ciascuno in qualsiasi modo.

Nel rapporto col mio servizio volontario mi hanno dato moltissimi strumenti da poter applicare con i ragazzi con cui lavoro, strateggie che hanno facilitato questi rapporti e attività che hanno promosso l’autoestima dei ragazzi. Sono parecchie cose che porto e porterò dai seminari al mio modo d’intervento professionale. Inoltre devo dire che questo significa una parte minimissima di quello che mi hanno dato. Ciò che valluto di più sono le persone lì trovate. Tante nazionalità insieme favorivano tanti punti di vista diversi, però una parte deve essere evidenziata… la qualità come persona che sono riuscito a trovare. Persone di tutte le età mi sono rimaste dentro dei miei pensieri, persone con le cui nel fra tempo dei messi dopo ai seminari siamo diventati amici, e non qualsiasi tipi di amici, veri amici che si pensano tante volte. Amici che ti scrivono semplicemente per farsi sentirsi e interessarsi per la tua giornata.

Sono tanti nomi che si possono dire, però c’è qualcosa che conta di più che i nomi… un sentimento, una felicità una “Irie” dal giamaicano (vuol dire “felicità”, “positivismo”) ed è il termino col cui dovrebbe finire questo articolo, perchè non ci sarebbero parole migliore che farebbero descrivere a queste persone tedesche, fracesi, ungherese, spagnole, ucraine, bosniache… Un volontariato ci ha unito, una vita ancora ci resta per continuare a migliorarci come persone e a rendere la vita al più bella possibile.

Grazie ragazzi, non ci saranno più seminari, ma sempre ci saremmo noi.

David Martín.

Il Conto

È l’ultimo mese, ne sono passati dieci e ormai da parecchio si contano le giornate di servizio che restano. 31 Luglio 2015 la data, la fine del mio servizio volontariato europeo in Italia. Non ci sono parole possibile per poter descrivere specificamente cosa ha significato quest’anno.

Ci sono stati tantissimi momenti felici e tristi, momenti di saluti e momenti di nuove opportunità per continuare o cominciare una nuova vita, una vita che ha preso la sua strada grazie a tutte le esperienze, agli amici e anche alle persone che non mi sono piaciute hanno apportato la possibilità d’imparare. Ed è tutto questo che ti fa dire “il volontariato internazionale mi darà, addirittura nel mio caso l’ha fatto, più a me che quello che io possa dargli”.

Tanti colleghi del servizio della comunità residenziale dove sviluppo la mia attività volontaria hanno riassunto il mio anno come un’anno fantastico dopo di che non sanno cosa faranno senza di me. Parole magnifiche che fanno diventare i giorni felici, con un sorriso brillante, ampio, chiaro… E sopratutto quando i ragazzi mostrano i suoi sentimenti quando si parla del saluto finale, quando si parla di finire oppure, nel mio caso, quando si parla di continuare grazie alla possibilità di cominciare a lavorare con loro dopo la fine del servizio. Succedeva nel cerchio che si fa con i ragazzi ogni giovedì, uno spazio dove i ragazzi e gli operatori possono esprimere le loro idee, opinioni, cambi, regole, comunicazioni… Ed è stato in quello nel cui toccava a me la parte finale sotto il titolo “comunicazione David”. I nervi hanno cominciato a fiorire, sorrisi si incontravano fra i ragazzi e fra me, commenti di alcuni alzando la voce dicendo che mi assumevano. Ed era arrivato il momento, dopo che ognuno aveva parlato sulle diverse situazione prima parlate… Ragazzi rimango a Firenze, non torno in Spagna giacché, come primo momento, sarò un educatore in più per il primo campo estivo e, senza poter finire, Tata, uno dei ragazzi con cui ho avuto uno dei rapporti più stretti, più confidenziali, si è alzato per venire ad abbraciarmi. Pensavo che sarebbe stato più facile dare una bella notizia comunicando la mia permanenza con loro che salutarsi, invece adesso ho dei dubbi di quanto poteva essere facile o difficile uno o altro.

Però non finì lì. Feci un segno alla risponsabile del servizio e mi disse continua te… Quindi dopo due secondi nei cui ho pensato il modo da dirlo, mi decido per le parole essatte: “Ragazzi qui non finisce tutto, anche sono molto lieto di comunicarvi che dal primo settembre comincerò come nottante, perciò non vi liberarete di me così facile, non potete rimpatriarmi in Spagna”.

Dopo sarebbe dovuto arrivare il momento di counicarlo nella comunità delle ragazze. Felici per la notizia di fare il campo estivo con loro, domande sulla mia continuità dopo il campo, scoppio di felicità, urle, salti sono avvenuti dopo di communicare il mio comincio come nottante principalmente con loro.

(VICTOR KRAFT NON ESSERE GELOSO, ANCHE TE SEI GRANDE FRANCESE).

Per concludere, basta solo dire che il conto, questo conto che da parecchio tempo faccio, è stato più facile grazie a questi riassunti su tutta la mia traiettoria in questo servizio.

“Cultura non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che teniamo, i nostri rapporti con gli altri umoni” (Antonio Gramsci).

“Quando si sogna da soli è un sogno, quando si sogna in due comincia la realtà” (Ernesto “Che” Guevara de la Serna).

David Martín.

Festa Finale Mauro

È stata organizzata una festa dentro del centro Gould a Firenze per salutare a uno dei bambini, uno dei più piccoli che se ne va per cominciare una nuova vita accanto alla sua famiglia affidataria. È stata veramente una festa bellissima, dove abbiamo mangiato tantissimo e ci siamo davvero divertiti. Oltre a tutte le cose belle che sono capitate oggi c’era una parte di tristeza… Quella parte nella cui tutti pensavamo, se ne va il bimbo della comunità Arco, il ragazzino biondo di occhi blu che ci faceva tanto ridere e tanti sentimenti che ci ha fatto avere, quel che essendo il più piccolo ci ha fatto piangere di felicità al salutarlo.

Sempre si parla delle caratteristiche professionali a livello delle capacità per lavorare e delle capacità per staccare i sentimenti, ma risulta impossibile quando si lavora nel settore sociale con persone, sopratutto con bambini. Domani lui comincerà una miglior vita fuori di un centro dove potrà avere una famiglia, la cui darà tutto i suoi sforzi e la loro attenzione come se fossero i genitori biologici.

Sono veramente contento di averlo conosciuto, di crescere profesionalmente grazie a lui, ma sopratutto di crescere come persona e per farmi sorridere nei giorni in cui più avevo bisogno. Mai mi dimenticherò dei campionati sulla psp nel quale lui si pigliava il Málaga per farlo con me, mettendo il livello più basso per poter vincere 8-0 ogni partita e far arrivare la mia città dentro dei campioni. Subito questo mi ha fatto sentire l’avvicinamento che abbiamo avuto, la fiducia sviluppata fra noi, addirittura aumentata anche dopo di ogni litigo  all’ora di fare i compiti di scuola.

Ed oggi, appena ha visto un canestrino per giocare a pallacanestro, prima di aprire il pacco, ha alzato lo sguardo e ci siamo incrociati sapendo quello che pensava l’altro senza cambiare parola alcuna. Domani giocheremo la nostra prima partita di basket, è stato giurato e non potrà essere di nessun’altro modo. Sempre ho voluto ripagarli i sorrisi che lui mi ha regalato ogni giorno, domani sarà pagato il mio debito. Spero che lui lo faccia senza scoreggiarsi come di solito fa quando fa un grande sforzo, però non potrò dirgli che puzza, riderà fino alla fine come al solito.

Mi piacerebbe aver condiviso con te il prossimo campo estivo che si farà in agosto, andare al mare con te, giocare con la sabbia, degli scherzettini con la faccia, ballare con te in camera quando eri arrabbiato solo per farti ridere, per tutti i sopranomi che mi hai dato… Insomma solo posso essere felice per tutte le belle cose che ti stanno per venire.

Grazie di cuore dal tuo spagnolito, senza di te il mio anno di volontariato non sarebbe stato lo stesso ciccio.

David Martín.

TORNERO’

Manca meno di una settimana al termine del progetto EVS a Odessa.

Questo anno è davvero passato??

“Bремя летит” “ vremia letit”, il tempo vola.

Il volontariato Internazionale è una grande occasione, ci vuole coraggio, ma ogni persona che abbia portato a termine un progetto porta a casa diverse esperienze e storie da raccontare.

Vorrei raccontare questo ultimo e intenso mese.

Ogni anno l’organizzazione con cui lavoro “Living Hope” organizza un campo estivo (“Lager”) presso la struttura situata a Koblevo, poco lantano da Odessa della durata di sette giorni e alla quale ho potuto partecipare molto volentieri.

La cosa che mi ha colpito di più è il fatto di essere stata per questi bambini e bambine per un anno un punto di sostegno, una risata, una partita a carte, un disegno, un rimprovero o un semplice abbraccio.

Ho trascorso dei bei momenti in questi giorni con tutti i bambini, per questo il mio cuore ora ha delle sfumature azzurre e gialle.

Alcuni bimbi hanno prepartato un balletto, due canzoni e degli sketch divertenti, il giorno che hanno deciso di “farmi la festa” di ringraziamento di tutto.

Non poche sono state le lacrime, ma era gioia, è stato dvvero commovente e mi ha fatto davvero piacere.

Inoltre la mia mentore mi ha regalato la “Vishivanka”( вишиванка), la camicia tradizionale.

Sono contenta di tornare, sarà di nuovo l’inizio di qualcosa di nuovo, e la fine dell’ Università, si spera, d’altra parte tutto questo mi mancherà.

Questo anno è stato un occasione di conoscere meglio l’Ucraina, un paese in guerra come molti altri, un paese che cambia da est a ovest, come per noi in Italia il nord e sud, un paese difficile da raccontare in piccoli articoli come questo, comunque altrettanto interessante.

Al mio ritorno dal “Lager” ho trascorso qualche giorno sui Carpazi, Voloviez(воловец) per la precisione,ho campeggiato qualche giorno in tenda durante il Festival Hippie “Shipod” (шепот), letteralmente “sussurro”, per la presenza di una cascata, che per appunto sussurra, da qui il prende il nome il festival.

Questo piccolo paese si trova nella zona Pre-Carpati, ed è il luogo più pulito ed ecologico dell’Ucraina, un paradiso ai miei occhi.

Anche se molto stanca ma ancora piena di energie, al mio ritorno a Odessa ho preso parte al Festival Internazionale del Cinema di Odessa, con tanto di attestato di partecipazione, della durata di una settimana, dal 10 al 18 luglio.

E’ stata un esperienza altrettanto interessante, su 250 volontari, solo io e un altra ragazza polacca eravamo le uniche straniere, ma poco importa.

Ho avuto la possibilità di vedere diversi film in concorso, di conoscere molte persone e farmi conoscere.

Sono venuta a conoscenza del Festival a Febbraio parlando con un conoscente, ho cercato la pagina ufficiale del Festival su internet e ho mandato la mia candidatura, volevo partecipare a tutti i costi.

Dopo solo tre mesi ho ricevuto una risposta e quasi non potevo crederci, mi avevano selezonata.

Il fatto di essere straniera mi ha aiutato, sono stata accolta e coccolata, Il Festival è un importate evento a Odessa, un motivo di orgoglio e un occasione per molti giovani di poter intraprendere un esperienza di volontariato “Internazionale”, anche se si tratta di cinema.

Ora mi tocca preparare le valigie e ritornare con tanto ancora da raccontare, ma magari un giorno…

“Слава Украина”  (Gloria all’ Ucraina)

“героем Слава”   (Gloria all’Eroe)

Essere Volontario, Essere un’Opportunità

L’idea sul volontariato italiano a Firenze mi ha stupito. Pensavo che qua per il fatto di poter fare il servizio civile ci sarebbe una maggior consapevolenza su cosa significa, cosa si fa o la quantità e qualità che apporta a livello individuale e sociale. Ormai si conoscono le risposte oppure le idee che fare un volontariato significa una “perdita di tempo”, “non hai uno stipendio”, “non ti serve per trovare un lavoro”…

È difficile spiegare cosa vuol dire fare un volontariato, anzi farlo a livello internazionale, perché a volte i sentimienti per fare qualsiasi cosa sono difficili da spiegare e far sentire ad altre persone. Quando fai un progetto di volontariato internazionale nel qual si mettono anche in gioco le proprie esperienze personali, le profesioni ormai sviluppate o studiate, perché non c’è meglio che fare un progetto semplicemente per la voglia e la volontà di farlo, di sentirsi utile. Sopratutto quando con le persone con le qualli lavori ti fanno sentire parte attiva della loro attività, quando ti motivano a fare più cose affinché ci siano per migliorare la vita dei ragazzi con cui si lavora.

E sono situazioni difficili quando si tratta di persone minorenni che hanno dovuto lasciare la loro casa e familigia per andare a vivere in una comunità residenziale. Anzi, ragazzi con esperienze di vita che non avranno dovuto conoscere per un ottimo sviluppo. Oltre a le loro difficoltà, senza questo far parte del progetto, essere di un’altra nazionalità può magari significare una difficoltà aggiunta. Sembra bizzarro, ma ancora essendo spagnolo e esistendo la prossimità fra le due lingue sono tanti modi diversi per esprimere una stessa idea. Quando ho spiegato queste situazione con le quale mi trovo giorno dopo giorno la risposta degli italiani esterni a questi tipo di lavoro è “perché allora sei venuto qua si fa più difficile il modo di lavorare? E sono cose che solo si possono capire quando lo fai, quando hai avuto delle esperienze che ti fanno saperne cosa significa lavorare per gli altri, anzi per altri che si trovano in queste situazioni.

Secondo me la risposta può essere trovata negli stereotipi di percorso di vita occidentali, dove senza lavoro non c’è ricompensa o modo da vivere. Non si può trovare un buon lavoro senza una formazione, non si potrà avere le competenze necessarie senza essere laureato in qualsiasi laurea. E alla fine tutto porta all’aumento delle tasse di dissocupazione tra i professionisti qualificati, essendo ogni anno aumentate per i nuovi laureati. E destinate tutte al consumo di resourse smettendo di pensare sulle cose basiche o quelle necessarie che permettano avere una vita tranquilla. Non si pensa nella possibilità di avere una casa, una macchina, una famiglia se non si comincia a lavorare presto oppure quando appena si è laureato, per quello anche sarebbe meglio emigrare per trovare un lavoro. Ma perché solo per trovare un lavoro e non per acquistare altre competenze che ti permettano di essere più competente nel proprio paese oppure in qualsiasi parte del mondo? E quest’idea fa ricordarmi delle parole che un giorno mi ha detto un comerciante a Málaga, “la nostra nazionalità non è Spagna, Italia, Francia, Argentina, Germania, Stati Uniti… la nostra nazionalità è il mondo, per quello non devi avere paura di usciere e oltrepassare le confine stabilite dai governi”. Lottare per migliorare i problemi nel proprio paese di orgine, in Italia, in Germania solo significa migliorare la vita universale al mondo, migliorare la vite delle persone. E fare un volontariato, sia internazionale sia nazionale vuol dire dare l’opportunità ad altre persone di avere un’opportunità di crescere come persone, di migliorare la loro vita e di favorire un equilibrio nello sviluppo sociale.

David Martín

25 Aprile

È stato il mio primo 25 aprile in Italia, festa de la liberazione italiana dei nazisti. Fin ora non avevo mai visto in diretta un paese che festeggiasse un giorno di liberazione di un essercito nazista. Non mi aspettavo la grande partecipazione tanto delle persone giovane come anziane nel quartiere di Santo Spirito (Firenze) dove abito e sviluppo il mio progetto SVE.

La piazza di Santo Spirito e ben conosciuta per la festa che ogni weekend, specialmente in primavera ed estate, si svolge là, ma è stata la prima volta che veramente è riuscita a coinvolgermi in qualcosa di nuovo, diversa e speciale. Una festa che non mi aspettavo, una festa per la libertà. Però la cosa che mi ha stupito di più è stata poter conoscere a due partigiani presenti nelle battaglie fatte tra gli nazisti e i fascisti e i partigiani.

Si tratta di persone che 70 anni fa lottaro per la libertà del loro paese, per la difesa dei diritti e a non vedersi nel obbligo di obbedire a una essercito straniero perché si credano di essere una raza superiore. È stata una giornata veramente emotiva poter camminare attraverso delle montagne fiorentine e arrivare alla casa del popolo di Settignano, dove hanno raccontato le loro storie. Mi è sembrato degno d’ammirare la loro forza e decisione di voler lasciare la loro famiglia all’età di sedici anni e sacrificarsi affinché gli altri possano avere una miglior vita bassata sulla libertà. Ed è stata sempre questa parola quella che ha mosso a tutti quelli che hanno deciso di lasciar tutto per diffenderla, quella che ha dovuto soppraponersi a tante persone che volero dominare tutto e a tutti. Ma la lotta per la libertà non finisce mai ed è questo forse la motivazione principale delle persone che si sacrificano per lei. Non si può smettere di pensare lasciar di diffenderla giacchè dopo una conquista di lei dovrà arrivare un’altra che avrà bisogno delle persone coraggiose, consapevoli dei rischi che assumono (le battaglie, le detenzioni, le repesaglie e minaccie contro le loro famiglie, anche la propria morte).

Non mi dimenticherò di queste parole (scritte qua sotto la mia percepcione e aprossimazione alle parole essatte) che sono state dette, le lacrime per i ricordi più scuri, difficili e inninmaginabili. Situazioni che ti fanno mettterti nella situazione e ringraziare a tutti quanti che lottaro purché ognuno di noi abbia il diritto a essere rispettato per quello che vuole fare. E mi è sembrato propriamente meraviglioso come quelle persone hanno ancora la forza e le idee chiare d’incitare ai giovani a non rendersi nello sforzo di differnderla, non lasciando perdere i sacrifici fatti per i loro nonni e genitori.

Questo non garba con tante parole che sempre ho sentito di tanti adulti quando ero più giovane. Tante volte mi vengono in mente i momenti in qui mi dicevan “adesso sei così perché sei giovane”, “quando crescerai cambierai idea”, “appena tu sia una persona adulta smettirai di lottare o lamentarti tanto per le situazioni ingiuste”, “avrai altre cose su qualle centrarti e le sceglierai davanti al lamentarti”… e ancora continuo a farmi la stessa domanda su come è stato possibile che persone con esperienze negative delle guerre e sotto i controlli dei regimi fascisti pensino che non merita la pena? Secondo me sarebbe un grande errore lasciar perdere tutto per dover farti una vita sotto i cannoni stabiliti dai mondi occidentali bassati sul lavoro e pago delle tasse permettendo ai governi di far tutto quello che considerano giusto per i loro interessi privati. Ed è precissamente questa la ragione che fa impossibile l’alianza di un’idea col’altra, giacché come non si potrebbe acquistare i livelli di vita minimi per le persone se solo cerchiamo di guardare il nostro ombelico. Non daremmo una vera qualità di vita ai nostri figli su qualli mettiamo in moto tutte le scuse per dedicarmi alla mia vita, al mio lavoro e alla mia famiglia, quando senza averne un minimo di giustizia sociale potremmo dargliela.

Finisco con la frase finale del discorso dei partigiani presenti nel evento: “Non smettete mai di lottare per la libertà, perche la vita è la libertà”

David Martín

Firenze, A Poco A Poco

Tutti conoscono il nome della città della Rinascita, tutti sanno su quale città si parla se si comenta il cognome Medici, tutti sanno ormai qualcosa su Leonardo Da’vinci, l’italiano come lingua con Dante, la lotta di Firenze contra il Papa Sixto VI, i quadri di Botticelli, la pronuncia inglese di Matteo Renzi, il bel suono delle “c” aspirate, il David di Michelangelo, Santa Maria del Fiore, la bistecca fiorentina, i negroni, la ribollita, la papa al pomodoro, la Fiorentina, il fuime Arno, Ponte Vecchio… tante cose scritte e spiegate nei volantini turistici, tanti libri ormai scritti sulla storia e l’influenza di Firenze al mondo e tante altre parole che fanno pensare su tante cose trovate nello stesso posto.

Comunque sia una città con tante cose da mostrare e stupire è a poco a poco che ti va facendo sentirla tua, ti va facendo sentire che è la tua città, quella che manca quando si va in viaggio, quella che fa sorridere quando si parla su di lei, quella che fa dire con allegria: “Io abito a Firenze”.

Quando ero appena arrivato mi stupivano gli impresionati momumenti, le bellissime strade e le costruzioni con diverse altezza e i tipici tetti rossi, la vista panoramica da Piazzale Michelangiolo, la bellezza del parco delle Cascine, l’ambiente in strada. Però quelle sensazioni provocate non erano state completate al 100%, mi mancava un po’ di città italiana. Sono migliaia di stranieri che vengono a conoscerla sia per un giorno attraverso dei viaggi in crociere sia per una lunga permanenza nella città oppure per negozi, diventandola un posto nel cui l’italiano può non sentirsi. Spagnolo, tedesco, inglese e cinese sono le lingue più comuni in centro città, un centro città che come conseguenza delle sue proprie caratteristiche, genera uno shock culturale. Questa conessione fra l’importanza culturale e il significato della vita in città fanno riflettere su quello che realmente significherebbe vivere Firenze.

Il primo di questi sentimienti sperimentati propriamente è stato la perduta della descrizione di fiorentino. Ovvero la non conoscenza della vita, cultura, attività, piacieri, piatti artigianali fiorentini. Ed è così come mi sono accorto del bisogno di scoprire cosa c’è nella parte inferiore dell’iceberg, le cose che si muovono e definiscono veramente il significato di fiorentino.

Eccolo qua il mio primo lamento sulla città che ha perso le sue proprie identità per darglielo tutto al turismo, per farsi vedere al mondo. Non aveva bisgno però, secondo me, di farlo perché ormai lo fa per se stessa. Quante persone saranno andate via della città con sentimento “wow che città incredibile, ma che poco italiana” oppure “dio che città per conoscere, ma che poca adatta ai giovani” o “quanto è bella Firenze, ma quanto è cara, non so come faranno a vivere qui”.

Invece tutto passa a un secondo piano quando si riesce a introdurse nella propria vita fiorentina, pure quando si riesce a vedere almeno cosa significa Firenze da dentro Firenze. Come semplicemente una passeggiata diventa una nuova opportunità di conoscere un nuovo bar, un nuovo posto accanto al fiume, una nuva vista della città, delle diverse tipi di attività, un club di jazz, un’accademia di musica, una casa arci del popolo con mille e una attività culturali, e tutte fatte per e a secondo i gusti dei fiorentini, ai sentimenti, alla cultura, alla diversità trovata in centro città e in periferia. Quello che come prima ho descritto, nascosto dietro dei grandi cartelli pubblicitari del turismo.

Anche il suo valore ecologico. Una città sotto tanti titoli di grande fatti mondiali non permettendo vedere tutti gli altri aspetti che si scappano senza fare un’analisi dopo un tempo. Se lasciassimo a un lato tutti i monumenti e tutta la sua storia possiamo vedere tutta la natura che esiste dentro. Il numero di parchi, piazze e zone dove predomina il verde è notevole, ma a volte nascosto sotto l’ombra dei luoghi in qui si trovano. Anzi, come spiegare che qua nascano dei fiori che, a secondo mi hanno raccontato i fiorentini, solo ci si trova qua, i glicini.

Insomma una città che si fa scoprire col tempo.

David Martín